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Arti marziali

Preparazione atletica

 

La forza esplosiva

Articolo tratto dal sito Long Xing Ba Gua Zhang http://longxingbaguazhang.web-gratis.net/


Era l' agosto del 1995, e mi trovavo ad Hong Kong L'ottimo cibo cantonese, che, in un elegante Dim Sum (Casa da Tè), stavo gustando, non mitigava per niente la mia frustrazione. Siow Lee Kiow, dalla quale, allora, imparavo il Ba Gua Zhang, mi stava, palesemente, canzonando: "Sei venuto fin qui per apprendere la difesa personale? Davvero? E come mai, questo? Non ci sono le armi da fuoco al tuo Paese?" La mia maestra rideva, e come se rideva, delle velleità guerriere che mi animavano. "Le Arti Marziali, ormai, servono solo per stare in forma..." mi ammoniva "Cosa potresti fare, a mani nude, contro qualcuno che impugn
a una pistola?"

Maledizione, pensavo, sono venuto fin qui per niente: ho speso milioni e non ho imparato che una banale forma di ginnastica.
Dunque, le cose stavano proprio come molti "operatori del settore", maestri giapponesi in testa, andavano, da decenni, sostenendo: le arti marziali cinesi non servivano più alla difesa personale; al massimo, potevano costituire un esercizio fisico per i vecchi ed i malati. Bella prospettiva, per me che, da vent'anni, coltivavo la passione per il combattimento!

Non m'interessava imparare dei nuovi Taolu : praticando lo Shaolinquan ed il Choy Lee Fut ne avevo già appresi a centinaia. Non m'importava della storia e della tradizione del Gongfu: i libri disponibili ne trattavano con dovizia di particolari. Ed, infine, non volevo ridurmi ad insegnare una pseudo-terapia di stampo New Age ad un gruppo di signore con disturbi psico-fisici, di nostalgici dei Figli dei Fiori al limite della sanità mentale e di vecchi barbogi alla ricerca dell'esperienza mistica! Decisi, allora, di continuare, ad oltranza, lo studio del Ba Gua Zhang. Se questa disciplina stava, come sembrava, per morire, avrei trovato il modo di ridarle vita. Mi sarebbe toccato apprendere altre forme, d'accordo; ma, da esse, mi ripromettevo di trarre l'essenziale per combattere.

La Maestra Siow mi trasmetteva la sua disciplina con passione. Due, tre tecniche al giorno, non di più, neanche a pregarla in ginocchio. Non dava spiegazioni: eseguiva i movimenti e poi mi chiedeva di ripeterli, per ore ed ore, finchè non ero distrutto dalla fatica. Allora mi obbligava a riposare, quantunque io, per non sprecare tempo, fossi disposto a procedere con l'allenamento. Talvolta, s'allontanava, con la scusa di dover telefonare, e mi lasciava da solo, in mezzo al parco di Kowloon, intento a perfezionare un esercizio. Voleva esser sicura che, anche in sua assenza, mi sarei addestrato coscenziosamente.

Spesso, dopo il tramonto, accompagnavo la mia insegnante presso i centri nei quali teneva le lezioni di Qigong. Qui l'aiutavo nell'attività didattica, ed i suoi allievi si divertivano all'idea d'essere guidati da un italiano. Una sera, capitò che uno dei praticanti, un uomo decisamente sovrappeso, sapendo della mia passione per le arti marziali, mi sfidò a sostenere la sua spinta. Sottovalutandolo, mi prestai volentieri all'esperimento. Fino ad allora, non avevo incontrato, ad Hong Kong, nessuno che potesse rivaleggiare, in forza ed abilità, con il mio secondo insegnante di Gongfu, un italiano.

Dunque, non ero affatto preoccupato. Feci male. Lo sconosciuto mi percosse con una violenza inaudita, facendomi vibrare ogni osso, e scagliandomi lontano un paio di metri. Rimasi senza fiato, ed ebbi la sensazione che i miei organi interni fossero stati terribilmente scossi. Dolorante, ma deciso a vendicarmi, chiesi all'uomo di sottoporsi, a sua volta, alla medesima prova. Lo colpii, ma sembrò non accusare alcun dolore. "Questa è solo una spinta," mi disse, senza l'abituale, cortese sorriso della gente locale "mentre quello che ho fatto io è Fa Jing. Chiedi alla Maestra Siow d'insegnartelo."

Da quel momento non ebbi più pace: dovevo, assolutamente, apprendere quel modo spaventoso di scaricare l'energia. Era qualcosa che non avevo visto fare da nessuno, ma di cui, ricordavo, parlavano i libri di Taijiquan. Naturalmente, chiesi alla mia insegnante di trasmettermi la tecnica del Fa Jing, l'"Energia che Scaturisce". "Il Ba Gua Zhang può essere praticato con diverse finalità..." mi disse, una volta, la Maestra Siow "Io sono un'anziana signora, e, per me, sarebbe disdicevole, oltre che privo di senso, esercitarmi nella lotta. Io m'alleno per conservare la salute, cosa che consiglio anche a te, perchè il corpo, qualunque cosa sceglierai di fare, sarà sempre il tuo principale strumento. Ma tu, a differenza di me, puoi anche combattere."

Qualche anno più tardi, ormai padrone del sistema Fa Jing, andai a trovare un Maestro cinese che lavora a Milano. E' un esperto delle principali discipline interne del Wushu, e conosce bene uno degl'insegnanti della mia docente. Ci confrontammo brevemente, e ricevetti da lui una violenta percossa, che raggiungendomi al torace, mi sradicò dal suolo. Era chiaro: anche lui conosceva il segreto del Fa Jing. Tuttavia, m'era parso, il modo in cui aveva espresso la sua forza differiva, in qualche maniera, dal sistema che usavo io. Gliene chiesi conferma. "Sì.", mi rispose, "Tu sfrutti l'energia secondo il metodo chiamato Ming ("Lampante", "Evidente"), che corrisponde al livello di conoscenza più basso. Vi sono altri sistemi. Devi studiare ancora".

 

 

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