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Le corse
Le corse
La corsa ad ostacoli, tecnica e didattica
Per
ogni atleta bisognerà stabilire qual è l’ampiezza del passo che più
facilmente consentirà di raggiungere buoni compromessi con la frequenza.
Questa
operazione verrà fatta non prima dei 17 anni, poiché le variabili
di sviluppo tenderebbero a sfalsare ogni calcolo. Successivamente potremmo
intervenire con appositi esercizi per migliorare l’una o l’altra
espressione. Se nella corsa di sprint la ricerca di un buon compromesso
sottende il raggiungimento della massima velocità, nella corsa d i
resistenza, è determinante al fine di ben gestire le risorse energetiche,
raggiungere la max velocità relativa media. Già a questa prima analisi ci
si rende conto della complessità dell’argomento che appare così semplice
ai profani.
E’
ovvio che con l’addentrarsi nella tecnica il discorso tende a
complicarsi ulteriormente. Se esaminiamo le due fasi principali della
corsa: fase d’appoggio singolo e fase di volo comprenderemo meglio alcuni
aspetti dinamici.
La
fase di appoggio si divide a sua volta in: momento di ammortizzazione;
momento di sostegno; momento di estensione. Le numerose azioni che
compongono queste fasi sono possibili solo perché le forze utilizzate, di
natura reattiva, sono le più rapide, essendo prodotte per via riflessa e
non volontaria.
La fase aerea non è meno importante. In questa abbiamo il recupero
degli arti inferiori per l’alternanza della loro funzione, in questo
momento l’atleta non può intervenire in favore dell’accelerazione né nella
correzione di eventuali errori commessi nella fase di contatto. Nondimeno
rischia di comprometterne l’azione causando un rallentamento. Non
dimentichiamo, infatti, che l’energia sviluppata durante l’impulsione
dovrà servire sia per fornire la propulsione, sia per recuperare gli arti,
tanto più rapidamente quanto maggiore sarà stata la rapidità del rimbalzo.
L’abilità dell’allenatore servirà da monito nella correzione di tutti i
problemi e gli errori che potranno sorgere nel corso degli allenamenti,
favorendo uno sviluppo equilibrato il prima possibile, evitando l’instaurarsi
di meccanismi errati che, automatizzandosi, renderebbero la correzione
macchinosa se non addirtitura impossibile. In previsione poi di eventuali
gare sarà bene effettuare una ciclizzazione dell’allenamento in
funzione dell’età e delle caratteristiche individuali.
Durante
la ciclizzazione ci avvarremo di differenti carichi di lavoro, utilizzando
quelli che vengono definiti come: mezzi generali: che influiscono
indirettamente sulla prestazione dell’atleta per rinforzarne la
muscolatura estensoria (squat);
mezzi speciali: caratterizzati dall’alta capacità di influire
positivamente sulla prestazione, pur non essendo composti da movimenti che
ne ricalcano il gesto (balzi orizzontali ecc.);
mezzi specifici: i quali mobilitano gli stessi muscoli con le
stesse espressioni di forza (sprint breve in salita ecc.).
Ad
ogni modo, il loro utilizzo, non sarà mai nettamente interrotto, ma
prevedrà sempre una fase di “sfumatura” nella quale due mezzi allenanti
coesisteranno, prima dell’abbandono di uno di essi. In ultima analisi,
spetterà all’allenatore la capacità di gestire le innumerevoli variabili
che possono portare al successo dell’atleta, proponendole in misura e
maniera sempre differente, riuscendo al contempo a cogliere le carenze
strutturali che possono essere alla base dell’errata esecuzione del gesto
tecnico.
La corsa ad ostacoli,
tecnica e didattica
La
corsa ad ostacoli, pur essendo considerata come una prova di velocità a
tutti gli effetti, non consente all’atleta di esprimere al massimo questa
sua capacità.
L’interporsi degli ostacoli, infatti, non fa che determinare continui
rallentamenti nella velocità. Se infatti mettiamo a confronto (come
nel grafico in alto), una corsa priva di ostacoli con una di pari
lunghezza ma ad ostacoli, ci accorgeremo immediatamente che, nella corsa
ad ostacoli, la velocità massima raggiungibile è di circa 9 m/s,
rispetto ai 12 m/s di una corsa piana.
Anche
l’accelerazione che, nella corsa piana si raggiunge nella fase lanciata
(un’unica volta), negli ostacoli è suscettibile di 11 incrementi e
decrementi. Analizzando la stessa posizione del busto in accelerazione
noteremo che, nella corsa piana, è inclinato per quasi tutta la durata
della competizione mentre, negli ostacoli (hs), è inclinato solo nella
prima parte, per non tener conto dell’imprevedibilità della gara, a causa
di errori nell’attacco degli ostacoli o collisione con gli stessi.
Tirando le somme dunque, deduciamo che la corsa ad ostacoli è il frutto
della continua ricerca tra elementi costanti (misure della gara) e
variabili (struttura dell’atleta, predisposizione ecc.).
Ovviamente il grado di compromesso e di complessità, variano al variare
della gara. Che sia sui 100/110 m o sui 400. Unici elementi costanti nelle
due specialità sono il numero di ostacoli, pari a 10.
Le
caratteristiche da tener preseti quando ci si appresta alla pratica della
corsa ad ostacoli sono:
1) i dati antropometrici;
2) le qualità fisiche;
3) la tecnica;
4) la ritmica;
5) gli aspetti psicologici.
La
statura dell’atleta è più importante nella distanza minima (soprattutto
per gli uomini), poiché la lunghezza degli arti inferiori agevolerà il
superamento dell’ostacolo. Anche qui però, sarà meglio non esigere la
migliore esecuzione, visto che, i risultati tecnici, sono sempre
influenzati dalle caratteristiche fisiche dell’atleta. Nella 100Hs,
l’aspetto tecnico è sentito in misura minore, dato che gli ostacoli (più
bassi) sono particolarmente favorevoli nel loro superamento, consentendo
alle donne di correre di più.
La corsa
ad ostacoli, tecnica e didattica
Come
per i 100Hs anche per i 400Hs, l’altezza degli ostacoli si abbassa per
entrambi i sessi rendendo più agevole il passaggio, tuttavia, la presenza
di ostacoli in curva e l’insorgere di una maggiore stanchezza, determinerà
ulteriori difficoltà ed incognite nella gara. A questo proposito
sarà bene sviluppare, nell’atleta, un buon senso ritmico, spingendolo ad
un utilizzo costante delle sue risorse, per evitare di superare i primi
ostacoli con maggior vigore ed inevitabilmente male gli ultimi.
Il
ragazzo deve comprendere la psicologia che si cela dietro questa
disciplina di sprint il cui gesto, non naturale,richiede particolare cura
tecnica.
|
gara |
altezza ostacolo |
distanza del primo ostacolo dalla partenza |
distanza fra gli ostacoli |
distanza dal traguardo dell'ultimo ostacolo |
|
110 maschile |
106,7 cm |
13,72 metri |
9,14 metri |
14,02 metri |
|
400 maschile |
91,4 cm |
45 metri |
35 metri |
40 metri |
|
100 femminile |
83,8 cm |
13 metri |
8,5 metri |
10,5 metri |
|
400 femminile |
76,2 cm |
45 metri |
35 metri |
40 metri |
Nel
superamento dell’ostacolo non deve immaginare se stesso che compie
l’azione o che sbaglia, deve avere il coraggio giusto per andare avanti
senza il timore di abbattere un ostacolo. Il tecnico deve ricercare in lui
una buona concomitanza di rapidità, velocità ed
equilibrio. La velocità resta comunque tra le qualità più importanti
per un ostacolista, ricercando il suo miglioramento tecnico anche tramite
il potenziamento muscolare. Va quindi sviluppata la forza, una carenza
della quale, è spesso alla base di errori tecnici.
Correre
bene significa aver acquisito la capacità di ben gestire il rapporto
ampiezza/frequenza. Soprattutto i più giovani, propensi a sviluppare
la frequenza. In ultima analisi, se non si sviluppa la resistenza
specifica alla gara e le qualità tecnico-motorie, sarà poi difficile
intervenire in momenti successivi. Ovviamente una buona mobilità
articolare agevola di gran lunga l’esecuzione.
la
tecnica
La tecnica, negli hs, si scompone in diverse fasi:
1) l’avvicinamento;
2) il passaggio;
3) il passo di ripresa.
Per una
buona riuscita dovremo sviluppare una forte spinta con l’arto di stacco,
il ginocchio dell’arto di attacco sarà ben alto e pronto a “ricevere” il
peso del corpo nell’atterraggio, l’arto di stacco rientrerà nella giusta
linea di corsa sotto la coordinazione delle braccia. Un buon tecnico sarà
in grado di ben controllare anche il suo linguaggio, al fine di non
fornire idee errate del gesto da compiere.
Tecnica e
didattica
L’età
migliore per l’avviamento a questa disciplina è tra gli 11 ed i 14 anni,
per i ragazzi verrà approntato un allenamento molto vario e tendente a
stimolarli verso la disciplina. Per i giovanissimi vi sono poi delle gare
appositamente studiate, senza differenziazione nell’altezza degli
ostacoli poiché, a questa età, le capacità fisiche tra maschio e
femmina sono pressoché identiche.
Fondamentale sarà suscitare il loro interesse e, al contempo, fornire una
precisa raffigurazione ideomotoria, per renderli capaci di
autocorreggersi “sentendo” l’errore durante il compimento dell’esercizio.
A tal fine l’approccio dovrà essere paziente e sistematico. Con il
progredire delle capacità condizionali e delle abilità motorie, cercheremo
poi il miglioramento della tecnica, facendo eseguire esercizi analitici e
ricercando i 3 passi tra un ostacolo ed il successivo. Il bagaglio tecnico
acquisito farà la differenza fra un buon atleta ed uno mediocre. L’atleta
più forte è, infatti, colui il quale possiede elevate capacità fisiche e
tecniche e sa gestire i momenti di difficoltà. Per il miglioramento di
queste capacità saranno utili sia esercizi ad alta correlazione che a
bassa correlazione, altresì sarà importante variare le situazioni,
senza esasperazioni forzate (ostacoli troppo vicini) che non trovano
correlazione con la realtà di gara.
La
buona acquisizione di tutti i parametri in gioco e la capacità di meglio
distribuire le risorse energetiche, farà la differenza in gara. Sotto
possiamo esaminare graficamente i dati relativi al primatista mondiale
dei 400 hs Young e di un altro atleta di altissimo livello, Moses.
L’atleta deve essere in grado di mantenere la sua ritmica in ogni
condizione e con ogni velocità di percorrenza, senza affrontare la prima
parte in maniera eccessivamente veloce ma puntando a chiudere la seconda
parte. Nell’equilibrio della gara sono negative azioni marcate,
sarà da ricercare invece l’idea di entrare con decisione sugli stessi, e
con la naturale ampiezza del passo dell’atleta. Ritmiche più alte sono
consentite quando l’atleta è in grado di sostenerle almeno sino al 5°
ostacolo. Nella didattica sarà utile focalizzare l’attenzione su un solo
particolare alla volta.
La
buona riuscita degli allenamenti dipenderà dalla partecipazione
dell’atleta in concomitanza con la bravura del tecnico nel riuscire a
intervenire in ogni momento modulando il programma. L’ostacolista dovrà
essere veloce e sprintoso come un velocista, ma maggiormente coordinato ed
in grado di gestire le sue risorse.
Tra le corse ad ostacoli rientrano a pieno diritto i 3000 siepi
dove, gli ostacoli da superare, sono quattro a giro, composti ciascuno da
un ostacolo realizzato in legno ed una fossetta di acqua profonda circa 70
cm.
la
staffetta
Queste
gare hanno la caratteristica d’essere veloci e di dover essere disputate
con uno sprint dalla partenza all’arrivo. La particolarità delle gare di
staffetta è determinata dal "testimone", così è chiamato il
bastoncino che ogni concorrente deve portare. Ogni squadra, si posiziona
sulla propria corsia, e ciascun atleta delle squadre partecipanti deve
percorrere un tratto fino ad arrivare al concorrente successivo
consegnandogli in mano il testimone, che non può essere né lanciato, né
preso al volo, ma solo passato di mano in mano.
La
staffetta viene indicata con due numeri: il primo identifica il numero dei
concorrenti per squadra mentre il secondo la distanza che deve percorrere
ciascun atleta. Tutte queste gare sono disputate su pista all’interno
dello stadio; la pista è realizzata in Tartan, un particolare
materiale, che consente una maggiore aderenza con il suolo, maggiore
elasticità e soprattutto resistenza agli agenti atmosferici.
Nella
staffetta, la zona di cambio lunga 20 metri,è lo spazio entro il
quale deve esserci il passaggio del testimone. Il ricevente può
posizionarsi e partire anche 10 metri prima della zona di cambio, al fine
di raggiungere un’accelerazione ottimale. Questa zona è definita di
precambio. Il ricevente, nella 4x100, si pone all’interno della corsia.
Dato
che il primo frazionista corre solo entro il suo spazio, il secondo ed il
terzo, oltre ad i 100 metri di loro competenza corrono nella zona di
precambio e di cambio, il quarto corre nella zona di cambio e precambio ma
senza dare ulteriormente il testimone, ne consegue che ognuno di questi
atleti si troverà a correre distanze differenti. Per l’esattezza:
- 1°
frazionista circa 107/108 metri
- 2°
frazionista circa 127/128 metri
- 3°
frazionista circa 127/128 metri
- 4°
frazionista circa 120 metri
Le
caratteristiche più simili si riscontrano tra il 2° ed il 3° frazionista,
aventi un maggior allenamento alla resistenza veloce. Il primo ed
il quarto sono degli sprinter.
Le
staffette sono sostenute sulle 4 x 100 e 4 x 400. Un tempo venivano
disputate anche le 4 x 100 x 200 x 400 x 800, nelle quali ogni concorrente
percorreva una distanza diversa.
la corsa
Pur
nella sua complessità, la corsa, rappresenta probabilmente la prestazione
sportiva più naturale e congeniale all’uomo, essendo stato, in
altri tempi, cacciatore e preda, quindi fruitore della corsa ai fini della
sopravvivenza. L’aspetto sportivo è indubbiamente più complesso, dovendo
mirare ad un miglioramento costante ed in relazione all’individuo.
A tal
proposito appronteremo delle strategie allenanti consone e produttive.
Prima di passare agli aspetti tecnici e allenanti della corsa, effettuiamo
una breve distinzione fra le discipline atletiche che ne sono alla base:
corse veloci: 100, 200, 400, 800, 1.500 corse di resistenza
5.000, 10.000, maratona, marcia.
Contribuiscono ad un ottimale miglioramento 2 fattori principali: la forza
e la tecnica, e sono proprio queste espressioni (comunque presenti in ogni
individuo), a dover essere allenate. Per entrambe applicheremo dei cicli
di allenamento, con variazioni di carico, che possano portare a continui
miglioramenti. Particolare attenzione faremo nei confronti della
tecnica di corsa.
I due
fattori che principalmente la compongono sono l’ampiezza e la
frequenza del passo. Fattori fra loro strettamente correlati nella
determinazione della velocità e della resistenza.
Il
grafico proposto può fornirci un’immediata idea del discorso che faremo in
proposito. La frequenza è riferita al numero di passi che si
eseguono in un secondo e viene influenzata dalla maggiore o minore
escursione angolare che i vari segmenti degli arti inferiori compiono.
A basse velocità, un suo aumento è determinato dall’aumento sia
dell’ampiezza che della frequenza dei passi. Da un certo punto
in poi, l’ampiezza tende a diminuire in favore della frequenza, agevolata
anche dal diminuito tempo d’appoggio. Il momento dell’inversione di
tendenza rappresenta la velocità di equilibrio.
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