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Il calcio giovanile
Il ruolo del
portiere nella scuola calcio
di Paolo Vivoli
istruttore scuola calcio
Il ruolo del
portiere all’interno della scuola calcio assume un aspetto
particolarmente delicato in quanto, se male indirizzato o se
condizionato da imitazioni del calcio adulto, potrebbe influenzare
negativamente la sfera psicologica del giovane allievo.
Nella Scuola
Calcio è consigliabile scegliere i portieri già dalla categoria pulcini
(8 anni di età), in quanto si tratta di un ruolo complesso e non
perseguibile nei "Piccoli Amici” (6-7 anni) ove le esperienze motorie
devono essere diversificate e meno specializzanti; magari l’allenatore
dei Piccoli Amici può aiutarci indirizzandoci sul bambino più abile
nelle attività di ginnastica pre-acrobatica.
Il gruppo
portieri nella Scuola Calcio, comunque, deve essere un gruppo "aperto",
ovvero reversibile al cambiamento di opinione da parte del bambino, che
potrebbe stancarsi del ruolo e non essere contento della scelta
precedentemente maturata; "aperto" perché in qualsiasi momento dell'anno
deve consentire l'inserimento di altri allievi che esprimano tale
volontà; "aperto" in quanto l'istruttore non deve in nessun modo
influenzare la personalità del bambino che spontaneamente deve
avvicinarsi al ruolo del portiere.
E' consigliabile
in sede di iscrizione rendere noto ai genitori ed ai bambini che
all'interno della Scuola Calcio dal terzo anno di Pulcini (10 anni)sarà
possibile effettuare anche la Scuola Portieri ed invitare alle lezioni i
bambini che volessero "provare" a fare i portieri.
Comunque la
prima tappa fondamentale per la composizione del gruppo portieri deve
necessariamente essere la motivazione del bambino il quale
spontaneamente, senza alcun condizionamento psicologico, si avvicina al
ruolo del portiere; l'istruttore dovrà esclusivamente alimentare tale
spontanea decisione del bambino, consolidando la motivazione e lasciando
molto spazio nelle lezioni all'elemento ludico.
LE MOTIVAZIONI
Adesso cerchiamo
di capire quali possano essere le motivazioni che spingono un bambino a
scegliere il ruolo del portiere.
Per EGOCENTRISMO
Ovvero la
necessità da parte del bambino di emergere dal gruppo della Scuola
Calcio dove forse i bambini si sentono tra di loro troppo "uguali";
magari anche solo per avere una maglia ed un completo (maglie eleganti e
vivaci, guanti e cappello) diversi dagli altri compagni; ed in tale
scelta, che soddisfa l'esigenza di emergere, il bambino rivela una sua
personalità ben delineata e poteri decisionali che spesso vanno già in
contrasto con il volere dei genitori.
Per IMITAZIONE
Da non
sottovalutare il desiderio di imitazione che il bambino può comunque
nutrire nei confronti dei vari interpreti del ruolo, spesso molto
simpatici ed estroversi, in grado di stimolare il bambino a ripetere le
loro gesta "eroiche" e documentate dai mezzi di informazione.
Per FASCINO del
RUOLO
Evidenziamo il
fascino che riveste il ruolo del portiere, da equiparare al fascino ed
alle reazioni che può suscitare un giocatore che realizza una segnatura,
infatti anche una parata spettacolare e difficile od un goal evitato in
extremis possono provocare tali sensazioni. Non a caso spesso gli
elementi portanti della squadra sono il portiere e il centravanti,
ovvero chi realizza e chi salva il risultato.
IL RUOLO
DELL'ISTRUTTORE
La Scuola Calcio
dovrebbe sempre avere un preparatore specifico per i portieri,
possibilmente ex portiere con una perfetta conoscenza del ruolo,
qualificato in materia di preparazione fisica nella Scuola Calcio e in
grado di rispettare le tappe dello svilupp psico-motorio del bambino.
Come più volte
sottolineato l'istruttore non deve influenzare le decisioni del bambino,
ma alimenta la scelta una volta che l'allievo manifesta la volontà di
ricoprire tale ruolo rendendo le lezioni divertenti, ludiche e in grado
di appagare il desiderio del bambino di apprendere la tecnica di base
del portiere. In tal modo l'istruttore consolida la spinta motivazionale
che ha portato il bambino a scegliere il ruolo del portiere.
Appare evidente,
vista la difficoltà del ruolo, la necessità di evitare delusioni o
prematuri cambiamenti di opinione da parte del bambino che gradualmente
dovrà memorizzare la tecnica e i gesti motori del portiere.. Nella
scuola Calcio è giusto che un bambino-portiere si alleni rimanendo nel
gruppo dei compagni-calciatori, ricoprendo il ruolo del portiere nei
giochi che vengono proposti dall’allenatore. Magari dal terzo anno dei
Pulcini si può pensare ad un allenamento aggiuntivo dove il portierino
(insieme ad altri di età simile) può essere seguito in un lavoro più
specifico. Qui le lezioni dovranno svolgersi in un clima di massima
serenità e armonia, con particolare attenzione all'assistenza (utilizzo
di materassini, palloni di gomma e guanti) allo scopo di evitare traumi
o infortuni che potrebbero allontanare il bambino dal ruolo.
Una volta
composto e stabilizzato il gruppo portieri, che può essere di 8-12 unità
per istruttore, si potrà sviluppare la programmazione prefissata
(annuale, periodica, settimanale) che porterà allo sviluppo della
personalità del giovane portiere attraverso gli obiettivi specifici o le
condotte motorie tipiche del portiere.
CONDOTTE MOTORIE
DEL PORTIERE
POSIZIONAMENTO
-in relazione
alla posizione della palla
-in relazione
alla posizione degli avversari
-nelle
situazioni di calcio da fermo (punizioni, calci d'angolo, rigori)
PRESA
-bloccare senza
fase di volo, tiri centrali (presa alta, mezza altezza, rasoterra)
-bloccare in
fase di volo, tiri laterali (presa alta, mezza altezza, rasoterra)
-bloccare in
uscita (presa alta, mezza altezza, rasoterra, sui piedi dell'avversario)
RESPINTA
-con le mani (di
pugno, a mano aperta)
-con i piedi (su
tiri ravvicinati, in uscita dall'area, su retropassaggio del compagno)
RILANCIO
-con le mani
(rasoterra, mezza altezza, dall'alto)
-rinvii con i
piedi (da terra, di controbalzo, al volo)
Nel perseguire
tali obiettivi l'istruttore dovrà sviluppare negli allievi
l'apprendimento delle capacità coordinative, con particolare riferimento
all'orientamento spazio-temporale.
CAPACITA’
COORDINATIVE
Le capacità
coordinative sono quelle che permettono lo svolgimento pratico, il più
aderente possibile, alla soluzione mentale del problema dopo averlo
percepito ed analizzato. Sono fondate sull’assunzione e l’elaborazione
di informazioni provenienti dall’esterno e dall’interno del corpo
(percezioni) e sulla possibilità di realizzare ed adeguare il movimento
secondo gli schemi prescelti. Le abilità motorie e le capacità
coordinative sono in rapporto di reciproca dipendenza, nel senso che
quante più abilità motorie si apprendono ed in forma più variata
possibile più sviluppa le capacità coordinative e quanto più elevato è
il livello delle capacità coordinative, tanto più facilmente si
apprendono nuove abilità motorie. Dunque nella capacità di coordinare i
movimenti e nel suo sviluppo gioca un ruolo fondamentale il sistema
nervoso ed in particolare modo i meccanismi funzionali degli
analizzatori (motorio, ottico, vestibolare, tattile, ecc.).
CAPACITA’ DI ORIENTAMENTO
Per il portiere
è fondamentale “sentire la porta” rispetto alla posizione del pallone,
saper calcolare quali potranno essere gli spostamenti degli avversari e
valutare come questi potranno condizionare la dinamica della propria
azione.
Per essere
padrone della porta e dell’area di rigore bisogna allenare la
percezione, la visione periferica e la velocità d’analisi e sviluppo del
gioco per favorire un piazzamento corretto e appropriato.
CAPACITA’ DI
REAZIONE
La capacità di
reazione permette al portiere di innescare, il più rapidamente
possibile, una risposta motoria rispetto ad un’azione nella quale si
presume sia richiesto il suo intervento.
La velocità
d’analisi, di percezione degli stimoli acustici e visivi risulta
decisivo. E’ inoltre fondamentale la velocità di realizzazione del
programma mentale, oltre alla sua messa in pratica ogni qualvolta si
creino segnali inattesi.
CAPACITA’ DI
DIFFERENZIAZIONE E ACCOPPIAMENTO
La capacità di
differenziazione permette di modulare con precisione la spinta verso
l’alto o lo slancio per un tuffo, di graduare i muscoli delle mani per
bloccare o respingere un pallone. L’accoppiamento azionerà i vari
segmenti corporei secondo la provenienza alta, a mezz’aria o radente del
pallone e nel combinare la corsa con lo stacco e la presa della palla
CAPACITA’ DI
EQUILIBRIO
La capacità che
permette di mantenere l’equilibrio, di perderlo, recuperarlo, dopo più o
meno ampi spostamenti, per quanto concerne il ruolo del portiere è
determinante. Una corretta azione di tuffo non è altro che una
volontaria e controllata perdita dello stato di equilibrio. Questa
capacità va accresciuta usufruendo anche della preacrobatica,
coinvolgendo principalmente le qualità percettive: percezione ottica,
acustica, vestibolare, esterocettiva e propriocettiva.
CAPACITA’ DI
ANTICIPAZIONE
La capacità di
anticipazione permette di percepire gli sviluppi di un’azione, di
conseguenza, di impostare la risposta motoria, avendo già previsto i
risultati. Per meglio utilizzare questa capacità, il portiere dovrà
avere una padronanza della tecnica calcistica non inferiore a quella
degli altri giocatori; infatti, dall’attenta osservazione della
posizione del corpo di un avversario che sta per calciare, è possibile
anticipare la direzione del tiro o l’impossibilità di indirizzare la
palla in un determinato punto secondo la posizione assunta
dall’attaccante. Per fare ciò si deve prestare la massima attenzione
all’impatto del piede sul pallone per poterne prevedere la traiettoria.
CAPACITA’ DI
RITMIZZAZIONE
Si tratta della
capacità di percepire e di attribuire un opportuno andamento ritmico
agli atti motori attraverso un’appropriata organizzazione cronologica
delle contrazioni decontrazioni muscolari.
Attraverso
esercitazioni miranti a creare un'ampia base di esperienze motorie (ad
esempio la preacrobatica), l'istruttore favorirà nel bambino
l'elaborazione e la cognizione dello schema corporeo sia nelle fasi di
posizionamento che nelle situazioni di movimento nello spazio. Appare
altresì importante evitare premature sollecitazioni allo sviluppo delle
capacità condizionali, in quanto allenare allievi di 8-12 anni con
esercitazioni finalizzate all'incremento della forza o della resistenza
, in tali fasce d'età, non ha nessun beneficio.
Nonostante
l'esistenza di appositi corsi di qualificazione o di aggiornamento,
troppo spesso ancora oggi assistiamo ad esercitazioni tipiche del calcio
adulto, assolutamente fuori luogo e improponibili se applicate nel
contesto della Scuola Calcio.
E' fondamentale
dunque affidare i nostri ragazzi a Tecnici qualificati, aggiornati e non
improvvisati, in grado di saper programmare l'anno calcistico e di
perseguire con gradualità gli obiettivi specifici prestabiliti. Nel
gruppo portieri la programmazione dovrà essere graduale e mirata per
ogni fascia d'età, tenendo conto che si alleneranno insieme ragazzi di
12 anni con bambini di 8 anni; per questo motivo è consigliabile
suddividere il gruppo portieri in sottogruppi omogenei per età biologica
più che cronologica, evitando di pretendere dai più piccoli gli stessi
progressi riscontrati nei ragazzi in età prepuberale; l'istruttore dovrà
conoscere perfettamente il profilo psicomotorio del bambino ovvero
osservarne il comportamento in relazione agli obiettivi specifici tipici
del portiere
IL PROFILO PSICOMOTORIO DEL GIOVANE PORTIERE
Evidenziamo di
seguito il profilo e il comportamento psicomotorio del giovane portiere
in relazione agli obiettivi specifici del ruolo:
POSIZIONAMENTO
Nella categoria
Pulcini, ovvero nella fascia d'età 8-10 anni, il giovane portiere ancora
non percepisce il "senso" della posizione; in particolare se le
dimensioni della porta sono troppo grandi (ad esempio nelle porte
regolamentari) evidenzia un naturale e spontaneo atteggiamento di
difesa, posizionandosi eccessivamente vicino alla linea di porta; in
ogni caso si trova spesso "spiazzato" con difficoltà negli spostamenti
laterali ed in ritardo rispetto all'evolversi delle situazioni di gioco.
Negli
Esordienti, fascia d'età 10-12 anni, si riscontra un miglioramento del
"senso" della posizione sia nelle varie situazioni di gioco difensive
(in porta) che nelle fasi offensive; il portiere partecipa maggiormente
al gioco collettivo facendosi trovare pronto al limite dell'area quando
la propria squadra attacca.
PRESA
-Pulcini: il
bambino predilige la presa all'addome in quanto la ritiene più facile e
sicura, anche se la palla è alta o proviene dall'alto; si evidenziano
comunque notevoli problemi di presa particolarmente nelle traiettorie
alte. Tale difficoltà è da imputare a motivi di ordine morfologico (la
mano è ancora troppo piccola rispetto alla circonferenza della palla),
coordinativo (le mani spesso non sono allineate al momento dell'impatto
con la palla), cognitivo (in quanto le traiettorie alte richiedono
un'elaborazione più complessa rispetto ai tiri rasoterra o a mezza
altezza).
-Esordienti:
migliorano le capacità coordinative e si affinano i gesti tecnici,
rimane il problema nella elaborazione cognitiva delle traiettorie alte
con difficltà nella coordinazione spazio-temporale.
RESPINTA
Negli
allievi di 8-10 anni riscontriamo notevoli difficoltà sia nelle respinte
a mano aperta che in quelle di pugno; il bambino, infatti, non riesce a
dare forza alla respinta e pertanto non indirizza in modo volontario il
pallone. In tale fascia d'età inoltre si può riscontrare che gli allievi
non utilizzano mai la respinta laterale di sicurezza. Per il bambino
risulta infatti già appagante il fatto di essere comunque entrato in
contatto con la palla e non importa se la respinta, quasi sempre
centrale, determina un nuovo intervento dell'avversario.
Negli allievi in
fase prepuberale notiamo un naturale incremento delle capacità
condizionali e pertanto anche le respinte con le mani o con i pugni
risultano più efficaci e meglio indirizzate; in particolare il giovane
portiere comprende l'importanza della respinta laterale e la utilizza
con maggiore precisione.
RILANCIO
I Pulcini usano
molto il rilancio rasoterra con le mani in quanto i rilanci a
mezz'altezza o quelli dall'alto richiedono una maggiore coordinazione e
si utilizzano per raggiungere un compagno a media e lunga distanza; per
i noti motivi di carenza di forza i bambini di 8-10 anni non sono in
grado di ricoprire tali distanze attraverso i rilanci con le mani
preferendo pertanto l'utilizzo dei rinvii con i piedi. Questi ultimi
però risultano ancora imprecisi, deboli e difficilmente applicabili in
chiave tattica (ad esempio per servire un compagno in fase di ripartenza).
Gli Esordienti
riescono ad effettuare i rilanci con le mani ed i rinvii con i piedi
anche in chiave tattica; ovvero l'incremento delle capacità coordinative
e condizionali, nonché la maturazione e l'affinamento dei processi
intellettuali consentono all'allievo di 12 anni di utilizzare tali
obiettivi specifici in rapporto alla posizione dei compagni di squadra
ed in relazione alle varie situazioni di gioco.
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