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Fisiologia
e alimentazione
Alimentazione
negli sport acquatici
Quando
si parla di alimentazione nello sport acquatico si è subito
portati a pensare di dover programmare integrazioni o supplementi
per sopperire a notevoli consumi energetici di molto superiori ai
consumi medi di base. Ciò in parte, può essere vero per il
professionista sportivo impegnato in allenamenti pesanti e in gare
di frequenti. Per lo sportivo dilettante a medio impegno i consumi
nell’insieme sono limitati.
Ad ogni modo, per l’alimentazione dello sportivo che pratica
sport acquatici, bisogna prendere in esame almeno tre fattori:
fattore quantitativo, fattore qualitativo e fattore cronologico.
Si tratta, in fondo, di rispondere a tre domande. Alimentarsi:
quanto, come e quando?
Dal
punto di vista quantitativo, l’alimentazione è legata alle
caratteristiche fisiologiche e antropometriche dell’atleta e al
dispendio energetico dipendente dall’attività specifica, che
comprende sia la gara che gli allenamenti. Gli allenamenti
acquatici richiedono spesso un dispendio energetico superiore a
quello della gara. A livello di nuoto professionistico, ad
esempio, gli allenamenti vengono sostenuti per sei giorni alla
settimana, inframmezzati però da pause di relax o di riposo
assoluto. In genere vengono riferiti consumi energetici di 25
Kcal/min nel nuoto di competizione e di 9,1 Kcal/min in quello
ricreativo. Le razioni alimentari negli sport acquatici debbono
essere calcolate tenendo conto dell’attività sportiva
praticata: il nuoto (100, 200, 400 metri) richiede uno sforzo
breve ed intenso; i tuffi sono caratterizzati da sforzi brevi e
ripetuti, il nuoto di fondo (1000, 1500 metri) è caratterizzato
da uno sforzo lungo ed unico rispetto al nuoto artistico che
richiede uno sforzo lungo e ripetuto. Inoltre in alcuni sport
acquatici di mare (canoa, kayak, sci nautico, vela) bisogna
considerare anche il microclima (umidità, insolazione, vento,
freddo) che possono modificare o richiedere un trattamento
alimentare specifico. Ne deriva quindi l’opportunità di
valutare l’atleta nell’ambiente nel quale l’attività viene
svolta e le correlazioni degli equilibri nutrizionali.
Dal
punto di vista qualitativo è consigliabile rispettare le
proporzioni del 60-65 % di carboidrati (rispetto alla somma delle
calorie totali giornaliere), del 15 % di proteine e del 20-25 % di
grassi. Lo sportivo che pratica sport acquatici dovrà ricavare
l’energia che gli serve dai normali alimenti, scegliendoli,
consumandoli e alternandoli secondo le stesse regole che valgono
per gli individui sani, con un aumento misurato e proporzionale
delle quantità di cibo in relazione alle maggiori quantità
caloriche determinate dalla intensità, dalla durata e dal tipo di
attività acquatica svolta. Non è vero che chi pratica sport
acquatici abbia bisogno di razioni particolarmente elevate di
proteine. Lo sportivo consumerà più proteine solo in relazione
alle maggiori necessità energetiche e quindi alla maggiore
quantità di alimenti da ingerire: la dieta ipercalorica
dell’atleta basta ampiamente ad assicurare un apporto di
proteine sufficiente a mantenere il perfetto trofismo delle
aumentate masse muscolari. Solo un adatto allenamento può
incrementare la massa muscolare e inoltre, una dieta iperproteica
è fatalmente più ricca anche in grassi e costringe rene e fegato
ad un superlavoro. La disponibilità di carboidrati (60-65%)
influenza molto la utilizzazione di proteine come combustibile; i
soggetti con esaurimento di glicogeno, degradano più proteine di
quelli con ottima riserva di glicogeno. I carboidrati rivelano
quindi un effetto proteino-risparmiatore. Per quanto concerne la
percentuale rappresentata dai grassi nella dieta (20-25% come
ricordato) è opportuno che essa venga fornita de un 50% di grassi
animali ed un 50% di grassi vegetali. L’atteggiamento
anti-grassi nello sportivo è ingiustificato. I grassi nelle
proporzioni ricordate, hanno una loro funzione insostituibile:
quando si esauriscono i carboidrati, la sola fonte alternativa di
energia (tranne una quota di intervento proteico) sono i grassi.
Il
problema cronologico della dieta riguarda essenzialmente i momenti
della alimentazione. In pratica gli sport acquatici si possono
suddividere in gruppi, a seconda dell’orario di inizio delle
gare, degli allenamenti e della durata della gara stessa. A
seconda dell’inizio della gara vengono adottati schemi diversi,
tenendo presente che, tra la fine del pasto e l’inizio della
fatica sportiva, debbano intercorrere almeno tre ore (al fine di
evitare durante lo sforzo una eperemia splacnica con ipoemia
muscolare e cerebrale, nonché congestione intestinale) e che
devono passare dalle sei alle otto ore , prima che quanto ingerito
possa essere utilizzato ai fini energetici. Dopo la gara una buona
razione di recupero sarà rappresentata da un pasto leggero,
limitato quanto a grassi e proteine e ricco di sali , vitamine e
sostanze alcalinizzanti. Molto indicate le minestre di verdura ed
una abbondante assunzione di acqua, anche per una più facile e
completa eliminazione dei metaboliti della fatica.
Concludendo, possiamo dire che l’atleta che pratica sport
acquatici, rifuggendo da miti, dogmi, superstizioni, deve solo
applicare correttamente i criteri generali di una equilibrata
alimentazione, limitandosi a considerarsi una persona sana
caratterizzata da un dispendio energetico più alto di una persona
normale. E quindi: razione alimentare più abbondante (nei limiti
dei consumi reali di energia), di volume non eccessivo (pasti
frequenti e di moderata entità), ben digeribile, realizzata
rispettando i giusti equilibri sia fra i vari principi nutritivi
sia fra i vari cibi ( da scegliere nell’ambito di tutti e sette
i gruppi di base). Lo sportivo può e deve mangiare abitualmente
di tutto, dando ampio spazio a verdura e frutta fresca ed evitando
di eccedere nel consumo di proteine e grassi animali. La razione
dovrà essere correttamente suddivisa in almeno tre pasti al dì,
senza evitare la colazione del mattino e riducendo il volume del
singolo pasto.
La ricerca di “alimenti-miracolo” o nutrienti “speciali”
è del tutto inutile. E’ però vero che l’alimentazione
abituale può essere un fattore importante per il rendimento, fino
a diventare un possibile fattore critico se molto squlibrata. In
generale è troppo ottimista chi si illude di poter avere dalla
sola dieta risultati straordinari mentre sbaglia chi pensa che il
tipo e la quantità della dieta abituale abbiano poca influenza
sul rendimento fisico e sulla prestazione nello sport acquatico.
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