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Allenamento
La Preparazione Fisica nella Pallavolo
La pallavolo italiana negli
ultimi anni è diventato uno sport che ha saputo regalare grandi emozioni e
vittorie, perciò è stata presa ad esempio e giocata un po’ da tutti; nelle
scuole, nelle spiagge, tra i giovani e meno giovani, sport ideale per
uomini e donne.
Quest’evoluzione a comportato un incremento
generalizzato del numero, della durata e dell’intensità delle sedute
d’allenamento e delle partite, con un relativo aumento delle prestazioni
atletiche di potenza ed elasticità muscolare.
E’ decisivo per i giocatori e per chi li
allena organizzare un programma accurato di preparazione fisica che abbia,
come primo requisito, il carattere preventivo nei confronti delle
principali patologie da sovraccarico funzionale e come secondo requisito
il potenziamento della muscolatura, per ottenere una base su cui innestare
il gesto tecnico.
Certamente l’aspetto preventivo non deve
mai essere trascurato, anche quando si ha a disposizione poco tempo per
allenare, o quando ci si trova nei cosiddetti campionati minori.
E' proprio in queste situazioni meno
favorevoli, anzi, che deve essere curato maggiormente
quest’importantissimo aspetto.
Le principali patologie di natura
infiammatoria, causate dagli effetti lesivi cumulativi di microtraumi
ripetuti, sono a carico del ginocchio, del rachide e della spalla.
L’articolazione del ginocchio è sicuramente
tra le più sollecitate nella pallavolo, in quanto sottoposta a carico sia
nelle fasi di salto (schiacciata e muro) che nelle fasi di ginocchia
piegate (difesa e ricezione). Purtroppo se viene praticata solo attività
specifica di pallavolo, senza compensare con un lavoro di riequilibrio
muscolare, andiamo incontro alle classiche
infiammazioni del tendine rotuleo. Pertanto
è fondamentale lavorare sul vasto mediale con l’esercizio della leg
extension, e distendere i flessori bicipite femorale con opportuno
stretching. Il lavoro sulla leg extension in pratica consiste
nell’estendere una o entrambe le gambe con un contrappeso sul piede,
inoltre per maggiore cautela il movimento va eseguito negli ultimi gradi
d’estensione cioè da gamba semiflessa a gamba completamente distesa.
Per un lavoro più preciso è opportuno
testare la forza sul vasto mediale e sul bicipite femorale, quindi
confrontare le eventuali differenze tra dx e sn. e tra anteriori e
posteriori, quindi provvedere con opportuni carichi al riequilibrio
muscolare.
Il lavoro sul bicipite femorale solitamente
è svolto con leg curl, eseguendo da proni delle flessioni della gamba con
dei contrappesi posti sulle caviglie. Solitamente sulla gamba di spinta
necessita maggiormente il lavoro a leg curl e sulla gamba di ricaduta il
lavoro a leg extension.
Le patologie da sovraccarico del rachide
interessano prevalentemente il tratto lombare, esse sono da imputare sia
alle ricadute dai salti (spesso asimmetriche) che alle iperestensioni del
rachide lombare che si verificano principalmente eseguendo la schiacciata
e la battuta.
La prima indicazione per prevenire il mal
di schiena è quella di potenziare la muscolatura addominale eseguendo
tutti gli esercizi addominali sia gli alti sia i bassi nonché gli obliqui.
Occorre, inoltre, controllare che negli esercizi addominali non ci sia
lavoro dell’ileo-psoas, e per questo gli addominali non vanno mai eseguiti
con le gambe distese bensì con le gambe
piegate a 90 gradi. Un’ulteriore misura di
precauzione contro il mal di schiena è quella dello stretching.
Risulta, quindi fondamentale allungare i
muscoli del bicipite femorale, i glutei e l’ileo-psoas.
L’articolazione della spalla è anch’essa
soggetta ad ipersollecitazioni che possono creare infiammazioni, note come
periartrite scapolo-omerale.
Anche qui per prevenire è importante il
riequilibrio muscolare con esercizi per i muscoli pettorali, per i
deltoidi e per i dorsali, uniti ad un efficace allungamento muscolare, in
particolare con l’arto in abduzione e rotazione esterna.
Per quanto riguarda l’organizzazione del
lavoro di potenziamento, spesso si usa l’allenamento ipergravitario (con
pesi e sovraccarichi) e l’allenamento di salto (con salti massimali,
reattivi e specifici).
Molte volte, non avendo tanto tempo a
disposizione, è possibile utilizzare gli esercizi tecnici e di gioco per
sviluppare il salto, senza far eseguire salti specifici che a volte
possono essere dannosi (balzi, salti multipli, pliometria).
Invece per il lavoro con sovraccarico è
meglio aggiornarsi e conoscere molto bene le tecniche d’esecuzione,
infatti, senza una buona conoscenza si rischia che provocare grossi danni.
Una considerazione finale è in relazione al
peso corporeo e alla capacità di salto.
La maggiore preoccupazione degli allenatori
e di tutti i giocatori, è quello di saltare di più per realizzare il gesto
più affascinante della pallavolo: la schiacciata. Però bisogna
sottolineare che spesso per saltare di più basta eliminare del grasso in
eccesso (quindi corretta alimentazione).
E’ sbagliato, inoltre, considerare la
capacità di effettuare un salto massimale la qualità più importante della
pallavolo e orientare la programmazione con l’unico scopo di saltare più
in alto.
La qualità più importante, invece, è la
resistenza psicofisico dalla quale dipenderà tante volte la quantità
d’errori, perché spesso si decide una partita dopo
molte ripetizioni di salti.
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