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Pallavolo

Il parere degli allenatori

 

Julio Velasco: "Ascoltare la partita”

 

Julio Velasco, l' ex affermato allenatore della nazionale italiana, reputa che, in aggiunta ai potenziali effetti psicologici che l’allenatore può avere sia durante che dopo una partita, sia anche molto importante fornire ai giocatori delle informazioni precise e selezionate: “Per raggiungere il risultato, occorre evitare di evidenziare ogni singolo errore, per concentrarsi invece su quelli più importanti. Questo, che èquello che definisco ‘sentire’ il gioco, è ciò che vi guiderà nelle vostre azioni.” Il mio punto di vista è che gli allenatori dovrebbero rendere più semplice il compito dei giocatori. Spesso accade che gli allenatori più giovani credano che le squadre di livello più alto si trovino in quella posizione perché hanno messo in opera una preparazione tecnico-tattica sofisticata, piena di segreti e complessa. Mentre, in realtà, il migliore allenatore è colui che rende le cose più semplici. Si deve condurre la squadra nel modo che viene imposto dal gioco.

Il gioco, più di ogni altra cosa, e più di chiunque, ci dirà come operare! Cito un esperimento compiuto negli Stati Uniti, riguardante gli allenatori di tennis: ad essi veniva mostrata una serie di errori di risposta da parte di giocatori. A due gruppi (uno di allenatori esperti, l’altro di allenatori inesperti) veniva chiesto di individuare fra queste mancate risposte dieci errori tecnici commessi dai giocatori presi in esame. Ciò che distinse i due gruppi fu che il gruppo dei non esperti trovò più di dieci errori, più di quanti fossero stati effettivamente mostrati. Il gruppo trovò tutti quegli errori perché gli allenatori inesperti ritenevano che la non riuscita dei giocatori, pur riproducendo il gesto corretto, corrispondesse essa stessa a un errore tecnico. Quello che non si era capito era che alcuni di questi presunti errori dipendevano da una valida azione dell’avversario, e non da un errore del giocatore preso in considerazione!

Così, il migliore allenatore non è colui che trova il maggior numero di errori, falli, problemi, ma chi individua quelli più importanti e che riesce ad evitare che questi vengano ripetuti! Questo non significa che una squadra debba migliorare tutto. Infatti, la perfezione non è l’obiettivo di una squadra. L’obiettivo è quello di battere gli avversari! Questo punto vitale deve essere tenuto in mente, sia nel preparare la partita, sia nella gestione dell’incontro! Mentre un allenatore prepara la partita, il primo passo è quello di pensare alla propria strategia. Poi dovrà valutare lo stato mentale della propria squadra, cioè se è troppo nervosa o troppo tranquilla. Quindi dovrà considerare se la partita che ha davanti è importante o no. Quale tipo di preparazione è stato condotto fin qui? Che posizione occupa la propria squadra nel torneo? Sta giocando e competendo bene? E' una finale o no? Un allenatore deve sempre rispondere in base alle necessità della squadra! Un allenatore non può permettersi di dire: “Oh, io sono fatto così, non posso farci niente!”. No, un allenatore dovrebbe avere la volontà di cambiare il proprio carattere, se la sua squadra ha bisogno di un tale cambiamento. Se un allenatore è nervoso, e lo è anche la sua squadra, egli deve fare il massimo per mostrarsi calmo, soprattutto quando sta arrivando una partita importante. La seconda fase riguarda

la tattica, cioè quelle che saranno le caratteristiche più importanti del match. Abbiamo detto che un allenatore non può richiedere la perfezione alla propria squadra. Un allenatore non deve dire ai suoi giocatori cose come: “Voglio che muriate e difendiate ogni palla avversaria”. Questo è troppo per i giocatori, ed è virtualmente impossibile da raggiungere comunque. Invece un allenatore deve, per esempio, scegliere la situazione più importante in cui murare e difendere sull’avversario. Perciò, preparare la propria squadra per un incontro si riduce a considerare e focalizzarsi sulle cose essenziali, non su tutti gli aspetti del gioco! Dare troppe informazioni è peggio che non darne affatto. I giocatori vengono confusi, iniziano a chiedersi se stanno facendo bene: “Se non riesco a far fronte a tutte queste indicazioni, dev’essere perché non sono un buon giocatore!”. Non hanno un’adeguata preparazione mentale perché sono stati convinti di non essere all’altezza della situazione. Così come l’allenatore: vede tutto sbagliato, perché crede che se i suoi giocatori non sanno fare tutto non sapranno neanche vincere. I giocatori capiscono anche troppo bene che se sono all’altezza della situazione vinceranno. Ciò di cui hanno bisogno è un allenatore che dica loro: “Anche se non siete all’altezza in questo aspetto particolare, potete vincere lo stesso”. Perciò, è vitale scegliere e concentrarsi sui problemi tattici essenziali, che i giocatori concorderanno attraverso tutta la durata della partita, anche in situazioni difficili. Durante i time-out non dovrebbero dimenticare questi argomenti tattici. Ma anche qui, essi devono sceglierne uno o due. “Bene, adesso difendiamo così... mutiamo così.., semplicemente facciamo questo o quello”. Discutere coi centrali durante un time-out, o con i difensori in un altro, o, perché no, avere un secondo allenatore che dà delle indicazioni alla difesa, per esempio. Questo è il modello ideale di time-out. Quando do' istruzioni ai singoli giocatori, si tratta di un time-out tecnico: “Fai questo colpo più spesso... alza in questo modo... stai attento in ricezione perché stanno battendo forte”. Ci potrebbe anche essere un time-out psicologico, nel qual caso aiuto la squadra ad adottare una condotta più tranquilla o aggressiva: “Adesso, ragazzi, siete troppo calmi, svegliatevi e diventate più aggressivi, voglio vedere più impegno”. Decidere quale possibilità scegliere dipende dalla situazione e dalla diagnosi che si fa sulla squadra. Spesso dico ai giovani allenatori: “Un allenatore è come un medico. Sapere tutto sulla medicina necessaria per curare un problema. La difficoltà è che il problema a volte è altrove. Non potete dire di essere buoni medici se non riuscite a capire perché il vostro paziente soffre. Se il problema di salute è localizzato in una parte del corpo, e voi prescrivete medicine che servono per altre cose, non importa quanto siano buone le medicine, queste saranno inutili! Quindi tutto si restringe al ricercare la diagnosi giusta!

 

 

 

 

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