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Le fasi della corsa 


Il movimento della corsa richiede una coordinazione perfetta di tutte le azioni compiute in una successione ritmica, che è il fondamento stesso della funzionalità di questo gesto.
Il passo comprende due fasi principali: l’appoggio e la sospensione.
Si ha l’appoggio quando l’arto a contatto con il terreno assicura il sostegno del corpo e, successivamente, per effetto della spinta esercitata con il piede, la proiezione verso l’avanti; si ha la sospensione quando l’atleta avanza nello spazio senza avere alcun contatto con il terreno.
 
Fase di appoggio e spinta Fase di sospensione

Una “falcata” è il percorso di un singolo arto da appoggio ad appoggio.
Considerando il passaggio di un arto da un appoggio sul terreno al successivo contatto con lo stesso,
avremo:
1. contatto con il terreno;
2. ammortizzazione e caricamento dell’arto;
3. avanzamento del baricentro;
4. azione avanzante dell’arto libero;
5. spinta dell’arto portante;
6. fase aerea.
 
1. Contatto con il terreno
L’arto avanzante, nel completamento della fase aerea, si prepara a venire a contatto con il terreno in maniera del tutto naturale. L’atteggiamento è leggermente angolato al ginocchio e la muscolatura in tensione controllata, al fine di assorbire agilmente l’urto del contatto. Il piede prende contatto con il suolo con la parte esterna (vedi fotografie in basso), morbidamente, senza contratture, e l’urto viene ammortizzato nell’articolazione della caviglia, del ginocchio, dell’anca. Successivamente l’appoggio passa sull’intera pianta del piede, fino allo sfioramento del terreno con il tallone (mentre il ginocchio avanza nella direzione della corsa), permettendo il compiersi dell'ammonizzazione e del caricamento in preparazione dell’impulso di progressione. Alle diverse velocità con cui si realizza la corsa, corrisponde anche un diverso appoggio del piede sul terreno.
Appoggio del piede
Posizione del piede a contatto con il terreno nelle diverse andature.
Velocità Velocità prolungata Mezzofondo e fondo.
 
2. Ammortizzazione e caricamento dell’arto
Quando il piede viene a contatto con il suolo, il peso del corpo grava tutto sull’arto portante, il quale cerca, con l’adattamento muscolare, di resistere a questa pressione. I muscoli agiscono in questo momento come molle che vengono compresse, mediante l’avvicinamento dei capi articolari, mentre tutto il corpo dell’atleta va assumendo la posizione più idonea a rendere quanto più possibile redditizia la successiva reazione di distensione di questi stessi muscoli. La gamba è leggermente piegata al ginocchio, il tronco è leggermente inclinato in avanti e in torsione, a motivo delle caratteristiche anatomiche dell’uomo, i cui arti inferiori sono appaiati su due piani differenti; la loro azione propulsiva deve rivolgersi verso un solo punto, il baricentro, situato su di un piano centrale rispetto ad essi, che li separa simmetricamente. Questo fatto richiama in causa l’azione del busto, delle spalle e delle braccia, i cui movimenti di compenso sono indispensabili all’economia generale della corsa anche da un punto di vista strettamente meccanico. A questo punto, il caricamento dell’arto portante verrà facilitato e completato dall’azione avanzante della gamba libera, che esaurisce l’azione naturale di riflesso, susseguente alla spinta precedentemente esercitata sul terreno.
 
3. Avanzamento del baricentro
Nell’effettuazione dell’appoggio dell’arto sul terreno, si verifica indubbiamente un rallentamento nell’avanzamento generale dell’atleta (circa 1/20 di sec.), ma, nonostante questo relativo rallentamento, il centro di gravità del corpo supera, per inerzia, la verticale del punto di appoggio, provocando sia l’avanzamento delle anche del corridore, sia l’inizio della rullata di spinta del piede. L’inclinazione del busto in avanti sarà sempre in funzione della velocità di progressione. La ricerca dell’allineamento della gamba di spinta con il tronco è generalmente un errore esecutivo, in quanto complica notevolmente l’avanzamento e l’innalzamento della coscia dell’arto libero e, inoltre, non permette l’inserimento della forza propulsiva che deriva dalla spinta nel giusto punto di applicazione.
 
4. Azione avanzante dell’arto libero

Il movimento relativo all’arto libero interessa solo marginalmente l’azione che viene compiuta dall’arto propulsore, però fa comunque parte della falcata. In base al principio per cui ogni azione propulsiva debba essere utilizzata a vantaggio dell’azione successiva, l’avanzamento dell’arto libero deve essere sfruttato nel complesso degli effetti dinamici della propulsione. Da un punto di vista meccanico, avanzando la coscia avanzerà anche il centro di gravità del corpo ed inoltre si alleggerirà di un quantum il peso su cui si applica la forza di propulsione, ma, al di là di una tale interpretazione, vi è la necessità di una simile azione per motivi strettamente dinamici, legati alla successione ciclica degli arti inferiori.
 
5. Spinta dell’arto portante
La fase più importante della corsa è senza dubbio quella in cui il piede, agendo sul terreno, per effetto della distensione dei muscoli della gamba e della coscia, rende possibile la reazione di progressione in avanti. La velocità di avanzamento di un atleta dipende esclusivamente dalla velocità con cui si effettua la spinta sul terreno e dalla sua intensità: nell’andatura di sprint, il piede lascia istantaneamente il terreno, mentre nelle andature più blande, mezzofondo e fondo, l’azione di spinta ha una sua progressione più distesa. Nell’esecuzione della spinta, la gamba si distende energicamente, trasmettendo al corpo il massimo dell’impulso. Il tronco è leggermente inclinato in avanti e la testa in linea con lo stesso. La coscia dell’arto oscillante avrà raggiunto il massimo avanzamento, mentre la gamba si preparerà al naturale impatto, morbido, con il terreno. Le braccia bilanceranno sempre l’azione degli arti inferiori.
 
6. Fase aerea
A conclusione della spinta esercitata, l’atleta si trova “librato” in aria, proiettato verso l’avanti nella direzione di marcia. In perfetta aderenza al principio fisiologico dell’alternarsi costante di fasi di lavoro a fasi di riposo, questo momento coincide con una certa distensione dell’apparato muscolare. Durante questo “volo”, l’atleta deve ricercare la posizione più adatta a garantirgli il mantenimento dell’equilibrio dinamico necessario al proseguimento dell’azione di corsa.

 

 

 

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