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La maratona
Differenze tra atleti "veloci" e "resistenti"
Poiché la
risposta elastica delle fibre lente è diversa da quella delle fibre veloci,
i maratoneti resistenti hanno una corsa più "piatta" ed economica, i veloci
una corsa più elastica, che col tempo può divenire più economica, ma non
perderà mai le caratteristiche iniziali.
I
"resistenti" affrontano l'agonismo subito con le lunghe distanze, a loro
assai gradite, e sono predisposti a proiettare il loro allenamento verso lo
sviluppo di un grande volume di corsa, nel quale spesso l'intensità è
piuttosto bassa. E' questo il caso di molti atleti che nascono nella
attività amatoriale o, talora, in sport diversi quali ad esempio ciclismo o
sci di fondo. Gareggiano su strada fin dalle categorie giovanili, corrono
già a 20-21 anni le prime maratone.
I "veloci"
iniziano abitualmente con l'attività in pista, esprimendosi su distanze più
brevi (1500 - 3000 m da juniores, spesso addirittura distanze inferiori a 15
anni) ed arrivano più tardi prima alla mezza maratona (23-25 anni), quindi
alla maratona (28 anni ed oltre). Questi atleti puntano sulla capacità di
effettuare carichi intensivi con riduzione (ovviamente non al di sotto di
determinati limiti) del volume generale di corsa.
I "veloci"
posseggono un VO2 max più elevato dei resistenti, i quali per contro sono
capaci di utilizzarne, alla velocità della maratona, una percentuale più
alta.
I
"resistenti" posseggono una Soglia Aerobica molto prossima a quella
Anaerobica e non sono in grado di usare il meccanismo lattacido se non a
bassa intensità.
I "veloci"
sono invece in grado di produrre molto lattato e di usarlo a fini
energetici, in quanto le fibre di sottotipo IIA riescono ad acquisire
grandissime attitudini ad usare l'ossigeno.
I
"resistenti" non incontrano grandi difficoltà nel recupero della gara di
maratona.
I "veloci"
invece, poiché le fibre di sottotipo IIA di cui sono maggiormente dotati
hanno mitocondri che subiscono in più alto grado di reazioni di tipo
perossidativo, debbono recuperare in tempi più lunghi, poiché le loro fibre
muscolari vengono maggiormente danneggiate dalla gara di maratona.
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