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Le capacità condizionali
Metabolismo energetico
Considerando le basi biologiche della resistenza in riferimento al lavoro
muscolare, si parla di metabolismo energetico muscolare. Nelle fibre muscolari muscolari
si svolgono tutti i processi che decidono quale sia l'efficienza con la
quale il potenziale energetico esistente viene trasformato in azione.
Sebbene
le prestazioni di resistenza di tipo sportivo richiedano anche
attività intensive del sistema nervoso centrale, dal punto di vista
energetico domina il lavoro della muscolatura dell'apparato motorio e
quello del sistema cardiopolmonare.
Negli
sport che durano più di pochi minuti, un ruolo determinante viene svolto dalla
produzione di energia attraverso l'utilizzazione dell'ossigeno, quindi in
condizioni aerobiche. In condizioni di intenso lavoro fisico il consumo di
ossigeno della muscolatura scheletrica può aumentare da 20 a 50 volte rispetto
ai valori nelle fasi di riposo, e nella muscolatura cardiaca fino a 4 volte.
Nel
muscolo scheletrico la formazione della forza e la sua trasformazione in energia
meccanica si ottiene grazie alla molecola energetica ATP (adenosintrifosfato) ed
attraverso il calcio. Questo processo,
però, può essere avviato solo da una adeguata neoformazione (risintesi) dell'ATP
utilizzato. Con un’alimentazione adeguata, cioè adattata al carico di lavoro
svolto, per la produzione di ATP vengono metabolizzati in primo luogo carboidrati ed acidi grassi. In condizioni di riposo o di sforzo leggero ciò avviene quasi
completamente, per via aerobica.
Nel metabolismo aerobico
le molecole che vengono utilizzate saranno completamente demolite, cioè
"bruciate"; ciò avviene utilizzando ossigeno (02) e producendo acqua
(H20) e anidride carbonica (C02). Questa è la maniera più
economica di produzione energetica, perché attraverso l'energia liberata dalla
demolizione delle molecole di glucosio e
degli
acidi grassi si produce la massima quantità possibile di ATP.
Nel metabolismo anaerobico
l'ATP
può essere formato attraverso processi che non hanno bisogno d'utilizzare
l'ossigeno. Questi processi intervengono soprattutto in due momenti:
all'inizio del lavoro e quando la
muscolatura lavora con intensità elevata. In carichi molto elevati e di breve
durata immediatamente dopo la scissione dell'ATP in:
ADP (adenosindifosfato)
+
P(fosfato inorganico)
+
H+
(idrogeno ionizzato, cioè l'atomo di idrogeno non ha alcun elettrone, per cui ha
una carica positiva ed è chimicamente molto attivo)
avviene una risintesi dell'ATP a spese del
creatinfosfato (o fosfocreatina) presente nella cellula muscolare. Nel
meccanismo anaerobico esiste un’altra strada per la risintesi dell’ATP
attraverso la demolizione del glucosio con produzione di lattato. Nella sintesi
anaerobica dell'ATP, la cosiddetta glicolisi (anaerobica), da ciascuna molecola di glucosio, oltre all'ATP
utilizzabile si producono dapprima due molecole di piruvato, dalle quali o si
produce per scissione di CO, acetil-CoA (acido acetico attivato, che infine
viene metabolizzato per via aerobica) o il piruvato che viene trasformato in
lattato. Per capire se dal piruvato si forma prevalentemente acetil-CoA o
lattato deve essere osservato il valore del pH nel muscolo che lavora. Il valore
del pH è l'indice della concentrazione di ioni idrogeno (= protoni). Con un pH
inferiore a 7,0 (ambiente acido) gli enzimi che formano il lattato sono più
attivi che con valori di pH inferiori.
Questi
due tipi di risintesi anaerobica dell'ATP si svolgono direttamente nel "motore"
della muscolatura, il sarcomero, mentre tutti i processi aerobici si svolgono
in strutture cellulari specializzate, i mitocondri (strutture che si trovano nella cellula muscolare). Ciò riguarda sia la metabolizzazione aerobica del piruvato che quella degli
acidi grassi. |