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Training evolution
L'apprendimento del
bambino
E’ importante ricordare che l’apprendimento
motorio
prevede che il bambino impari a controllare prima i segmenti corporei più
vicini al cervello, per poi arrivare via, via a quelli più distanti ed
alle gambe, così in prossimità degli arti imparerà a controllare prima le
zone pro ssime alla radice che all’estremità.
Dalla 12° alla 16° settimana si acquista la capacità dei muscoli
oculo-motori, che consentono di seguire oggetti e persone in movimento; e
inizia ad essere capace di sorridere e gestire le espressioni facciali.
Da 3 mesi a 3 anni
Durante il 4° mese inizia un periodo di rapida organizzazione corticale
fondamentale per le nuove correlazioni senso-motorie, le aree psichiche
restano tuttavia non articolate. Verso l’ottavo mese inizia la fase di
identificazione che gli consente di riconoscere la madre e di integrare i
comportamenti altrui con il proprio corpo. Grazie allo sviluppo del tono
muscolare poi, queste esperienze sono progressivamente personalizzate, e
si sviluppano le reazioni motorie di tipo difensivo (seppur abbozzate),
che provocano reazioni globali di tutto il corpo o reazioni parcellari (di
una parte di esso) in rapporto ad un contatto doloroso; reazioni di
sorpresa, di fronte ad azioni violente o inattese; reazioni secondarie di
fuga o aggressività. Circa con il 15° mese prende vita il bisogno di
esplorazione (o riflesso d’orientamento), che porta a movimenti
apparentemente privi di significato pragmatico ma che in realtà esprimono
un bisogno del bambino quale può essere l’investigazione di un oggetto.
Intorno al 18° mese l’ulteriore sviluppo dell’attività senso motoria
provoca un certo distacco dai rapporti esclusivi con la madre, e fa
cessare di considerare i propri gesti come al centro dell’universo, per
iniziare invece a considerarli parte di esso.
A
partire dai 24 mesi lo sviluppo del linguaggio si fa sempre maggiore e,
con esso, i confini della memoria che gli consentono anche di rievocare
avvenimenti del giorno prima o a cercare un giocattolo mancante. Sviluppo
motorio e psichico vanno a braccetto ed ogni atto pensato corrisponde ad
un’azione sul piano fisico, inizia a compiere ragionamenti e movimenti
deduttivi, quali possono essere lo spostare una sedia per salirci e
raggiungere un oggetto, in merito al linguaggio parla di se in terza
persona
Area affettiva. Domina il fenomeno affettivo dell’identificazione e
dell’imitazione inconsci a dei soggetti a cui il bambino è legato. La
madre è vista come un oggetto rassicurante e facilitatore e, il suo amore,
è il mezzo per superare le frustrazioni e le privazioni, il principio del
piacere è sostituito da quello della realtà.
Area sociale. Anche giocando con altri bambini si rivolge prevalentemente
a se stesso, ed i contatti con gli altri sono scarsi e brevi. Predilige i
giochi solitari ed è consapevole del suo gruppo familiare.
A
due anni è decisamente portato al movimento, adora la grossolana attività
motoria ed ora è anche in grado di meglio controllare la sua postura. Il
controllo manuale è progredito, comincia ad essere in grado di formulare
delle frasi sia pur elementari, ma con l’utilizzo dei pronomi.
Area motoria. Tra i 9 e i 10 mesi comincia a poter stare in piedi e ad
issarsi con l’uso di braccia e gambe, tra gli 11 e i 12 si sposta seguendo
un appoggio, muove i primi passi indipendenti con il compimento del
12°/14° mese. Cammina sincronizzando braccia e gambe ma senza flessibilità
verso la fine del secondo anno. Il riflesso di prensione, scomparso
intorno al 2° mese, lascia il posto alla rapida maturazione dell’apparato
visivo che gli consente di seguire i movimenti delle sue mani. Così, verso
il 4° mese, i meccanismi oculo-motori e manuali lavorano in sincronia.
Iniziano i movimenti intenzionali di fronte ad un oggetto che lo
incuriosisce, affinando il comportamento in funzione del risultato. A 5
mesi la prensione volontaria è definitivamente acquisita, ed inizia il
periodo della manipolazione che si andrà perfezionando sino al 10° mese.
Verso gli otto mesi il gomito comincia ad intervenire nei movimenti che,
sino a quel momento, erano stati possibili col prevalente ausilio della
spalla. A 10 mesi partecipano alla prensione tutte le articolazioni del
braccio e la presa si realizza con l’opposizione del pollice. Dopo i 10
mesi impara a bere, a servirsi del cucchiaio, a gettare, a strappare,
acquisendo sempre più padronanza via, via che ripete i gesti. Ha
padronanza dello spazio statico, tanto da poter eseguire piccole
richieste, elementari.
Ad un anno i suoi movimenti volontari possono essere riassunti nello
strisciare, nel rizzarsi, nel camminare con l’ausilio di un sostegno,
stare seduto. Ha anche una buona prensione. Tra i 15 ed i 18 mesi cammina
senza sostegno, sale le scale con aiuto, le scende senza, abbozza la
corsa. Migliora il rilasciamento adattativo. Fra i 2 ed i 3 anni, cammina,
corre, salta da un gradino, può calciare una palla, sfogliare un libro. E’
molto vivace, è uno sperimentatore ed un amante dei movimenti globali.
Dai 3 ai 6 anni
Si passa dalla partecipazione all’autonomia, predominano le strutture
sensoriali, ed entra in gioco la percezione mediata dal sistema
sensoriale che fa prendere coscienza dell’io. L’interesse del soggetto è
rivolto verso l’interno, in un atteggiamento narcisistico ed egocentrico,
che lo porterà all’affermazione di se, contrapponendosi ai sentimenti ed
agli atteggiamenti altrui piuttosto che assimilarli ed imitarli
Area intellettuale. Ogni avvenimento ha in se la sua ragione d’essere, si
attribuisce agli avvenimenti un valore soprannaturale ed agli oggetti un
potere magico. Verso i 4/5 anni non è ancora in grado di progettare, ed
attribuisce un significato alle cose dopo averle fatte, adattandole dunque
al risultato. Solo intorno ai 5/6 anni comincia ad essere capace di dire
in anticipo cosa ha intenzione di fare, progettando dunque un’azione o un
risultato.
Area affettiva. Siamo nella fase edipica, caratterizzata da ambivalenza di
sentimenti (gelosia ed ammirazione) nei confronti del genitore dello
stesso sesso. Il principio del piacere prevale su quello della realtà. E’
in grado di imitare modelli assenti, grazie al processo dell’”immagine
riproduttrice”. In altre parole l’immagine riproduttrice sfocia nella
rappresentazione mentale consentendo l’imitazione “differita”. Tutto ciò
avviene in concomitanza all’apprendimento del linguaggio.
Area sociale. Cresce il suo bisogno di affermazione (siamo sui 3 anni),
che cercherà di imporre con dei capricci volti ad affermare che il mondo è
al suo servizio. Si passa dai giochi funzionali a quelli simbolici, aventi
probabilmente scopo di imitare. Svolge attività di gruppo pur continuando
ad amare i giochi solitari. Preferisce collaborare con un adulto che con
un suo coetaneo, che vede come antagonista in competizione con lui.
Bisognerà attendere il 4°/5° anno di vita affinché possa cominciare a
giocare con 1 o 2 bambini. A 5/6 anni comincia a comparire il gioco di
collaborazione, che lo porta a voler terminare le attività intraprese.
Area motoria. A 3 anni alterna movimenti globali a movimenti segmentari,
sa fare giochi sedentari, sa ben inibire e controllare i movimenti,
possiede tutte le unità basiche del movimento ma gli risulta difficile il
rapporto con i piani obliqui. Sale le scale a piedi alternati, corre con
sicurezza. Tutto ciò si spiega con la maturazione in senso cefalo caudale
del sistema nervoso. A 4 anni i movimenti divengono meno massivi, le
braccia più autonome rispetto al tronco. Sa variare il ritmo del suo
passo, corre con variazioni di ritmo, è in equilibrio su un piede,
mantiene le difficoltà nel disegno obliquo, lancia dall’alto in basso. A 5
anni raggiunge una tappa nodale degli schemi motori di base, si dice che
sia conclusa la prima infanzia. Ha ormai raggiunto un buon equilibrio
statico, sa equilibrarsi sugli avampiedi, saltella su un piede, controllo
centrale dell’azione di corsa, apprende esercizi, continua ad avere
difficoltà con i piani obliqui così come a muoversi aritmicamente pur
sapendosi muovere seguendo la musica.
A
6 anni non sta mai fermo, non sa scegliere. Ha un ottimo equilibrio in
bicicletta e migliora il suo equilibrio in volo. Ha una grande resistenza,
e migliora la capacità ritmica a livello percettivo. E’ molto imprudente,
gioca in modo irruento con la palla ed ha capacità drammatiche.
Lanciare
Nell’atto di scagliare un oggetto distinguiamo diverse esecuzioni che sono
differentemente denominate:
-
Buttare
azione basata sul movimento ed arresto del braccio esteso
che, per inerzia, fa proseguire il moto dell’oggetto rilasciato;
-
Gettare
azione di spinta del braccio con intervento e controllo di
più articolazioni, richiede maggiore coordinazione e controllo degli
effetti d’accelerazione;
-
Lanciare
assunzione di una data posizione asimmetrica, coordinazione
tra caricamento, rotazione del busto e distensione dietro del braccio,
controllo e coordinazione tra spostamento del peso del corpo e fase finale
del lancio.
Nella sua crescita, il bambino, compie dei progressi nell’attitudine ad
afferrare e scagliare un oggetto; dal semplice riflesso di prensione della
nascita, passeremo allo sviluppo di vari tipi di presa e rilascio entro il
12° anno di vita. I primi lanci, preceduti dal buttare oggetti al di fuori
del box, si hanno attorno ai 2-3 anni, quando può gettare un oggetto con
la spinta del braccio. Tecnica che andrà migliorandosi con un progressivo
movimento del braccio sul piano traverso (3-5 anni), per giungere ad un
posizionamento più stabile dei piedi e allo spostamento del corpo nella
fase del lancio (5-6 anni). Tuttavia manca ancora di precisione nel
lancio.
Il lancio vero e proprio si ha al raggiungimento dei 7-8 anni, quando è
possibile osservare una torsione e caricamento del tronco, il braccio da
disteso dietro a disteso avanti, spostamento in avanti della gamba e
maggiore percezione visivo-motrice con conseguente miglioramento della
capacità di valutare le distanze.
L’ultima tappa (9-12 anni), porterà la capacità di sommare la spinta degli
arti inferiori, un miglioramento della spinta e della direzione di tiro ed
un’integrazione della componente forza.
Lancio simmetrico a due mani
Tra i 5 ed i 6 anni notiamo una certa difficoltà di coordinare gambe e
braccia, col risultato di effettuare una parabola troppo bassa. Verso i 7
anni migliora la coordinazione gambe-braccia pur squilibrandosi in avanti
nel finale e mantenendo una parabola tendente al basso. A 8 anni si può
notare un miglioramento generale della tecnica esecutiva, ed un buon
assetto del busto nella fase finale che continuerà sino ai 9-10 anni
Differente è il discorso per le femmine che, anche a 8 anni hanno
un’esecuzione del gesto simile a quella dei maschi di 6-7.
Afferrare un oggetto in movimento
Richiede coordinazione oculo-manuale molto progredita, controllo
neuro-muscolare affinato. Fino a 6 anni, infatti, il bambino ha grosse
difficoltà nel porsi sulla traiettoria di un oggetto in arrivo, quanto di
coordinare la sua presa con la dinamica del movimento dell’oggetto stesso.
Tenderà quindi, fino a 6 anni, ad abbracciare l’oggetto, se non ad urtarlo
provocandone una respinta. |