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Il trattamento terapeutico
Trattamento terapeutico e la
rieducazione funzionale dell'atleta infortunato
Gli AA. riferiscono
sull'indirizzo terapeutico che seguono in caso di lesioni traumatiche in
atleti. Sulla base della loro esperienza essi ritengono che per ottenere
i migliori risultati, il trattamento dev e seguire i tempi di guarigione
fissati dal processo di riparazione e che soprattutto questo deve essere
rispettato in tutte le fasi del trattamento.
Il trattamento
fisiochinesiterapico dell'atleta infortunato ha come scopo di:
1) limitare le conseguenze dell'azione lesiva sui tessuti interessati
dal trauma
2) prevenire i danni
futuri,
3) restituire il più rapidamente possibile l'atleta alle competizioni
nel rispetto dei tempi di guarigione biologica.
Questi tre punti sono strettamente legati tra di loro e dipendenti dal
trattamento attuato nella fase iniziale (24-48 ore).
Fase iniziale
L'azione lesiva del trauma sui tessuti provoca edema, ematoma, fenomeni
di vasodilatazione a livello capillare trombosi e costrizione
arteriolare oltre, naturalmente, discontinuazioni del tessuto
maggiormente interessato sia esso muscolo, tendine, legamento, tessuto
fasciale od altro. Il trattamento quindi nella fase iniziale (prime
24-48 ore) si pone l'obiettivo di controllare l'entità delle
manifestazioni in modo da limitare e circoscrivere il danno tessutale.
E' noto, infatti, che le manifestazioni che abbiamo poc'anzi descritto,
specialmente i fenomeni d'edema e i processi riguardanti l'evoluzione ed
il riassorbimento dell'ematoma causano se non trattati, la comparsa di
fibrosi post-traumatica che dal punto di vista della funzionalità, è
estremamente limitante.
Il primo sintomo, il dolore, dev'essere combattuto in quanto superata la
fase finalistica di campanello d'allarme, è di per sé fonte di patologia
perchè mantiene e sostiene le alterazioni vascolari locali e lo stato di
contrattura muscolare o di atteggiamento antalgico che spesso
pregiudicano il processo di guarigione. Sul dolore si deve agire
immediatamente diremmo quasi contemporaneamente al trauma con:
a) infiltrazioni locali anestetiche (procaina, marcaina o simili)
b) crioterapia (ghiaccio, compresse fredde, anestetici di superficie)
c) postura corretta
d) elettro-terapia antalgica (badando o non provocare contrazioni
muscolari); ionoforesi con sostanze analgesiche, antiflogistiche,
antiaggreganti e fibrinolitiche.
Il trattamento sul dolore deve influire anche sulla contrattura
muscolare e quando tale fenomeno è particolarmente marcato si utilizzano
le tecniche cinesiterapiche di rilasciamento.
In questa fase iniziale, nell'impostare il trattamento occorre tener
presente che non sempre l'entità del dolore è sintomo di gravità della
lesione.
Fase riparativa
In linea di massima, superate le prime 24-48 ore dal trauma, si può
stabilire esattamente l'entità della lesione e quindi programmare la
fase di recupero durante il processo di riparazione.
Questo può essere così sintetizzato: fra la 48a e la 72a ora la fibrina
viene organizzata in modo da preparare le gittate vascolari,
l'organizzazione e l'evoluzione dei blasti pluripotenti responsabili
della neoformazione connettivale. Il trattamento dovrà tener conto dei
seguenti fenomeni: l'edema e l'ematoma nelle prime 24-48 ore evolvono in
modo da favorire l'organizzazione dei fibroblasti dal 3° giorno e questi
portano alla neoformazione connettivale che avviene tra il 7° e il 15°
giorno. Questi processi devono essere tenuti in considerazione nel
programmare il trattamento perché condizionano la cicatrice a seconda
degli stimoli che subiscono. Il tessuto di neoformazione, infatti, ricco
di collageno è particolarmente sensibile alle sollecitazioni meccaniche
che in questa fase possono modellarlo a seconda delle caratteristiche
richieste dalla funzione. Sollecitazioni in trazione permettono un
incremento dell'elasticità fino ad un massimo del 20% mentre un carico
di 10-12 Kg per mm2 portano alla rottura delle fibre collagene. In
questa fase quindi il trattamento fisiocinesiterapico deve rispettare il
processo di cicatrizzazione, intervenendo esclusivamente per orientarlo
secondo le caratteristiche delle strutture colpite. Dovremmo perciò
cercare di ottenere una cicatrice elastica nel muscolo e invece solida
nella struttura di trasmissione (tendini e apparato mioentesico) o di
stabilizzazione (legamenti, capsula, fascie).
Il trattamento quindi dovrà essere programmato secondo, i seguenti
criteri.
a) Nel muscolo esercizi graduali di allungamento prima passivi e
poi attivi
b) Prevenzione delle aderenze che si ottiene mediante
trattamenti fisioterapici:
1) Ionoforesi che svolge un ruolo molto importante per la
somministrazione di coktails anti
infiammatori, analgesici,
con isoorientanti e fibrinolitici (5-15 mA per 15'-30')
2)
Ultrasuonoterapia che facilita la rimozione dei cataboliti (1' 5-3
Watt/Cm2 per 10- 15 m')
3) Onde elettromagnetiche che migliorano la vascolarizzazione
4) Onde elettromagnetiche atermiche pulsanti: è un trattamento
ancora sub-judice, anche se le
prime impressioni sono
positive, che integra le altre terapie e che ha come effetto il
miglioramento del
microcircolo locale e di conseguenza del metabolismo del tessuto
traumatizzato.
5) Idromassaggio e massoterapia dapprima distanti dal focolaio e
successivamente, a seconda
dell'evoluzione, anche
nella cicatrice comunque non prima del 10°-15° giorno.
Questo trattamento va impostato dalla 48a ora al 15°-30° giorno a
seconda dell'entità della lesione e della struttura lesa. E' ovvio che i
segmenti non interessati strettamente dalla lesione debbono continuare
ad essere sollecitati secondo i moderni concetti del riposo attivo.
Il recupero funzionale
A cicatrice formata ed a stabilità articolare acquisita inizio il
recupero specifico che si propone di ricostruire il trofismo muscolare,
lo schema motorio e la forza muscolare. Per il trofismo questa fase si
avvale degli esercizi di isometrica senza carichi ed in isotonia
(concentrica ed eccentrica) con resistenze variabili da 2 a 5 kg.
Naturalmente occorre considerare, trattandosi di atleti, che le
condizioni di partenza di trofismo muscolare sono notevoli e quindi il
lavoro di recupero dev'essere più intenso con numero di contrazioni
elevatissimi (1000-2000 al di). Le sedute devono essere suddivise nella
giornata per evitare un eccesso di fatica ai muscoli sollecitati e
quindi la conseguente impossibilità a svolgere gli esercizi successivi.
Per il recupero della forza, che si ottiene attraverso il carico in
isometrica (6 secondi di contrattura massimale seguiti da 9 secondi di
rilasciamento per 10 volte consecutive per 8- 10 sedute al giorno) si
collaborerà strettamente col tecnico in modo da pianificare la
preparazione all'agonismo, (secondi MulIer l'incremento della forza
dovrebbe essere del 12% alla settimana fino al 75% della forza limite).
Oltre al trofismo e alla forza muscolare è necessario che l'atleta
recuperi lo schema motorio, in pratica l'esecuzione di massima
coordinazione del gesto sportivo. Per questo fine sono indicati esercizi
di recupero articolare assistiti (attivi e passivi) da svolgere
contemporaneamente agli esercizi per il trofismo muscolare. A recupero
articolare avvenuto e completo si utilizzeranno le tecniche di
facilitazione propriocettiva che consistono nella stimolazione dei
recettori periferici a varia localizzazione (fusi neuro-muscolari,
corpuscoli tendinei e recettori articolari) provocando una facilitazione
dei circuiti sinaptici da cui deriva una migliore capacità di
reclutamento delle unità motorie. Le varie possibilità di contrazione
utilizzate in terapia devono rispettare le condizioni di funzionamento
del muscolo nella prestazione atletica in modo che il recupero del gesto
sportivo sia il più rapido possibile. Questi indirizzi di trattamento
permettono il recupero dell'atleta in tempi brevi, con minimo rischio,
mentre l'osservazione dell'atleta sul campo permette di giudicare
l'avvenuta guarigione e concedere il ritorno all'agonismo.
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